L'OFITA

 

29/01/2011
La Stampa.it 25/01/2011
LE 5 NUOVE EMOZIONI DI INTERNET

Internet-dipendenzadistAnsia, rabbia, delusione, imbarazzo, stanchezza. Sono cinque nuove sensazioni. Anzi, non sono affatto nuove. Piuttosto è nuova la causa scatenante che le fa diventare le cinque nuove emozioni. Ce le illustra Macy Halford in un post del New Yorker che a sua volta riprende lo spunto da Thought Catalog.

distSono nuove perché derivano tutte da comportamenti legati a Internet. L’ansia immediatamente dopo il lampeggiare di un nuovo messaggio su Msn, la rabbia di un @vmariani su Twitter, che indica che qualcuno ha qualcosa da puntualizzare su un tweet, la delusione di non sapere cosa fare, per esempio che siti consultare, davanti allo schermo del Pc, l’imbarazzo di aver condiviso immagini o link inappropriati al proprio personaggio, la stanchezza dopo una dura sessione di riempimento di un qualche contenitore (una gallery di foto che non vedremo mai più per esempio).

distTutte brutte, bruttissime, sensazioni che proviamo da un po’ di anni alle quali, peggio, non sappiamo rinunciare, presi da una forma di autolesionismo gratuito che, a ben vedere, nessuno, ma proprio nessuno, ci chiede. Eppure basterebbe spegnere il computer, Internet, il telefono cellulare. Ma non riusciamo. Secondo la giornalista non è solo Internet una droga. Anche la voglia di eccesso è una droga. È quotidiana, dall’infanzia fino alla maturità, per tutta la vita.

distLa voglia di eccesso ha un preziosissimo alleato nell’indulgenza verso sé stessi (massì, in fondo che male c’è a fare questo e quello, una volta nella vita ecc. ecc.) e, nel caso dell’Internet addiction, provoca un effetto valanga che, dal momento in cui accendiamo il telefono la mattina o il Pc in ufficio determina un susseguirsi di emozioni, generalmente negative appunto, che non fanno altro che portarci a letto esausti.

distOre 8.00: nessuno mi ha scritto Sms, delusione. Ore 9.00, 100 mail da leggere, ansia. Ore 9.30, nessuno ha commentato il mio stato su Facebook, ancora delusione. Ore 12.30, fraintendimenti su Twitter, rabbia. Ore 16.30, download massiccio di cose che dimenticheremo domani. Ore 18.30, post imbarazzanti su ovunque. Ore 20.30, da soli di fronte al Pc, delusi e pure stanchi.

distLa soluzione secondo il New Yorker è nel libro We Have Met Enemy, Self-Control in an Age of Excess di Daniel Akst, non ancora pubblicato in Italia che imputa alla democratizzazione delle tentazioni (fumare, mangiare junk food, oziare, bere e fare troppo sesso) la causa di un milione di morti all’anno solo negli Stati Uniti. E per di più, se pace per chi giace, oltre ai morti ci sono le schiere di ammalati che affollano gli studi degli analisti o gli ambulatori in generale.

distInsomma una pandemia dovuta a un eccesso di libertà che l’autore, dopo aver illustrato scenari apocalittici, propone di debellare con tecniche e strategie precise che fanno capo a un termine solo: disciplina. Niente di tanto nuovo, si dirà, il ritorno ai valori, la parsimonia, la sobrietà, la disciplina sono termini sulla bocca di tanti ultimamente. Insomma, basterebbe spegnere il Pc, o il telefonino, come una volta si diceva per la Tv. O no?

distVALERIO MARIANI


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