L'OFITA

 

14/04//2011
Pagina Facebook dell'UAAR - 13/04/2011
L'ATEISMO È IRRAZIONALE QUANTO LA RELIGIONE?

Logo UAARdistIl New Scientist ha pubblicato un articolo dell’antropologo Jonathan Lanman dall’intrigante titolo Religion is irrational, but so is atheism (“La religione è irrazionale, ma così è anche l’ateismo”). Secondo lo studioso, “spiegare la religione o l’ateismo ha meno a che fare cosa con cosa non funziona in menti razionali e più una faccenda di chiarire come differenti ambienti influenzino meccanismi cognitivi universali”. Studiando l’ateismo in due paesi anglosassoni (Stati Uniti e Regno Unito) e due scandinavi (Danimarca e Svezia), Lanman è arrivato alla conclusione che esistono due tipi di ateismo: un generico “non teismo”, diffuso in Scandinavia, consistente nell’assenza di credenze nel soprannaturale, e un “ateismo forte”, diffuso soprattutto negli USA, in cui comprende coloro che intendono opporsi e contrastare con forza le convinzioni religiose, considerate dannose e pericolose (quello che in Italia viene generalmente definito “anticlericalismo”, e che secondo le tesi esposte nell’articolo dovrebbe poi essere il solo a essere definito “irrazionale”). L’autore spiega tali differenze con le diverse società in cui si sviluppano: ‘laica’ quella scandinava, fortemente impregnata di cristianesimo invadente quella americana. Questa diversità sarebbe in grado di spiegare le forti correlazioni, mostrate da Pippa Norris e Ronald Inglehart in Sacro e secolare, tra sicurezza esistenziale e incredulità, ‘confutata’ a suo dire dalla diffusione in Occidente di nuovi movimenti religiosi e new age. Poiché, scrive Lanman, la letteratura è ricca di evidenze che mostrano come il sentirsi sotto minaccia porti a incrementare il proprio impegno all’interno di gruppi (religiosi e no: “l’ateismo forte non è l’assenza di ideologia di gruppo, ma la difesa dell’ideologia laicista”), la circostanza permetterebbe altresì di comprendere perché le associazioni laiciste hanno pochi iscritti nei paesi scandinavi, e invece molti di più negli USA. L’ipotesi sarebbe corroborata dal fatto che autori come Harris e Dawkins hanno scritto i loro bestseller ‘polemici’ in risposta all’11 settembre e a George W. Bush, e dal fatto che il caso delle vignette danesi contro Maometto ha fatto rapidamente crescere il numero degli iscritti all’associazione atea di quel paese. Lo studio sembra comunque soltanto confermare che l’impegno attivo in favore della miscredenza è favorito da ciò che è ritenuta una minaccia per la laicità della società: già l’art. 1 delle Tesi UAAR da anni ricorda implicitamente questo, mettendo nero su bianco che, “in un Paese migliore, l’UAAR non dovrebbe nemmeno esistere”. L’autore sembra altresì dimenticare che bestseller ‘polemici’ sono stati realizzati anche in paesi assai laici, per esempio la Francia (si consideri il successo di Michel Onfray), e che l’associazione laicista con il maggior numero di soci al mondo è quella norvegese.


14/04//2011
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QUELLE UNIONI DI FATTO BENEDETTE DALLA CHIESA

Raffaele CarcanodistTema ‘hard’ nella precedente legislatura, tanto da costituire un motivo non secondario della caduta del governo Prodi, sulle coppie di fatto è calato, da tre anni a questa parte, un silenzio di piombo. Il cardinale Bagnasco e i pluriconiugati eroi del Family Day vegliano sulla sacralità del matrimonio, e l’Italia è ormai l’ultimo paese dell’Eueopa occidentale a non riconoscerle. E non si parla soltanto delle coppie omosessuali, ma anche di quelle etero. La Chiesa cattolica impedisce anche alle coppie che cattoliche non sono di godere di diritti civili. E pensare che alcune confessioni cristiane sono arrivate a concepire la benedizione di gay e lesbiche. Ha ragione Maroni: è tempo di uscire dall’Unione Europea. Ed entrare in quella Africana, costituita da paesi le cui legislazioni sono molto più vicine alla nostra. Eppure, ci sono anche coppie di fatto benedette dalla Chiesa cattolica. Sono formate da uomini e donne che per lo Stato non risultano sposati, ma che ciononostante vivono insieme e, presumibilmente, non disdegnano di copulare. Sono state unite in matrimonio soltanto religiosamente, perché almeno uno dei due nubendi è vedovo, e non vuol perdere il diritto alla pensione di reversibilità. Dal punto di vista civile, queste coppie sono dunque, a tutti gli effetti, unioni di fatto, anzi, ancor più impalpabili di altre, perché spesso non sono tali nemmeno anagraficamente, sempre in nome del supremo e materialissimo interesse del mantenimento dell’appannaggio.
dist Una truffa legalizzata consacrata dalla Chiesa. Circostanza che un po’ la imbarazza. Ma solo un po’: in tali casi, la sua linea d’azione non è di impedire la truffa. Ma di legalizzarla, come l’ICI sugli immobili ecclesiastici ad uso commerciale. Anni fa l’arcivescovo di Torino, il cardinale Severino Poletto, lamentò pubblicamente il fatto, e propose esplicitamente il mantenimento della pensione al vedovo o alla vedova disposta a risposarsi con tutti i crismi (sacri e profani). Gli rispose a stretto giro di posta proprio Maroni, allora ministro del welfare: “Se l’interessato si risposa viene meno il concetto stesso di pensione di reversibilità che viene data per consentire lo stesso tenore di vita che si teneva prima che il coniuge morisse”. Lapalissiano. E nessun esponente delle gerarchie ecclesiastiche è più tornato sull’argomento.
dist La circostanza conferma come la contrarietà della Chiesa a una regolarizzazione delle coppie di fatto non è, in realtà, dovuta alla convinzione che tale legge sarebbe “contro natura”, ma che, molto più semplicemente, non si uniformerebbe alla dottrina cattolica: in particolare, che spetta unicamente al sacerdote sancire cosa è lecito e cosa no anche dal punto di vista temporale. Il divorzio va impedito a ogni costo, ma la legge civile deve accogliere la nullità ecclesiastica. E non dimentichiamo il privilegio paolino, secondo cui “il matrimonio celebrato tra due non battezzati si scioglie in favore della fede dalla parte che ha ricevuto il battesimo, per lo stesso fatto che questa contrae un nuovo matrimonio, purché si separi la parte non battezzata”. Citazione, testuale, dal Codice di Diritto Canonico: il papa rivendica il diritto di far divorziare una coppia regolarmente sposata da un non sacerdote.
dist Dalla legge civile “laica” e dai cittadini, anche quelli non credenti, si pretende dunque che si adeguino alle bizzarrie della dottrina cattolica. Una pretesa un po’ totalitaria. Che nel nostro paese va sempre più spesso in porto.
dist Ah, dimenticavo: i matrimoni omosessuali sono legali anche in Sudafrica. Tempo qualche anno, e forse anche l’Unione Africana comincerebbe a trovarci arcaici.

distRaffaele Carcano
Studioso della religione e dell’incredulità, curatore di Le voci della laicità, coautore di Uscire dal gregge, segretario UAAR

 

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